Perché il miracolo di Roccaraso alle regionali non si è compiuto

La collaborazione tra Pasquale Di Fenza e la tiktoker Rita De Crescenzo, pensata per trasformare le visualizzazioni in voti, non funziona: nonostante milioni di view, Di Fenza ottiene solo 1208 preferenze, mostrando i limiti dell’influencer politics.
Adesso che il Ministero dell’Interno ha pubblicato i dati definitivi delle preferenze ottenute dai candidati alle elezioni regionali in Campania, è possibile provare anche a dare un valore numerico all’ingaggio politico che in alcuni casi è stato fatto, anche in contrasto con le policy attuali delle piattaforme, allo scopo di ottenere visibilità e audience riflessa per sperare poi in una conversione delle visualizzazioni in voti. Tra questi, il caso più emblematico è quello che ha visto protagonisti Pasquale Di Fenza, consigliere regionale uscente e candidato nella lista di Forza Italia, e Rita De Crescenzo, una delle tiktoker più conosciute nel panorama dei content creator italiani, con oltre 2 milioni di follower e balzata agli onori della cronaca nazionale per aver favorito con un post l’invasione turistica di Roccaraso. Ebbene, il risultato ottenuto da Di Fenza, che dopo il primo reel con la De Crescenzo in cui sventolavano il tricolore nell’ ufficio in Consiglio regionali era statoespulso da Azione, è stato a di poco deludente: appena 1208 voti. Un bottino molto magro che lo colloca al diciannovesimo posto nella lista composta dai ventisette candidati azzurri. Quindi, a conti fatti, se il saldoelettorale di questo sforzo titanico prodotto mediante gli undici video, senza censire le storie, pubblicatisull’account della De Crescenzo e che hanno generato poco meno di 2 milioni di visualizzazioni e oltre 116 mila like, è stato di milleduecento voti, allora, occorre riflettere seriamente sull’utilità pratica dell’ingaggio politico degli influencer. O quantomeno, di alcuni influencer in modo particolare.
Eppure, Di Fenza era talmente certo che l’audience garantito la tiktoker fosse stato sufficiente a ritornare nell’assemblea regionale a suoni di preferenze che ha costruito buona parte della sua campagna elettorale puntando tutto sulla forza delle visualizzazioni, sui reel che potevano essere surrogati del santino o del facsimile. Solo che questa volta l’audience non si è convertita in voti, esaurendo la gratificazione dei followernel semplice like, azzerando tutta la presunta capacità taumaturgica della De Crescenzo di tramutare i suoifollower in elettori convinti.
Il miracolo di Roccaraso quindi non si è ripetuto anche perché ci si dimentica che il tema della conversione elettorale nella società digitale e delle piattaforme è legato intimamente a quello della credibilità e della reputazione, prima dei candidati che presidiano i social media e poi degli influencer che vengonoingaggiati.
La politica algoritmica può far crescere la conversione dei follower-utenti in elettori qualora sussistano alcune pre-condizioni di fondo: in primis, c’è bisogno di una dieta mediatica da parte del leader-candidato che non può essere condizionata oltremisura dalla ricerca dell’hype, solo in funzione dell’audience. Inoltre, il presidio per diventare credibile, e di conseguenza, reputazionale, non può essere più circoscritto alla solafinestra elettorale, diversamente richiede una presenza quotidiana e una comunicazione permanente. Infine, il tasso di conversione, in particolare, dei nuovi follower, in elettori cresce se questa mutazione diventa simultanea all’interazione, cioè se un secondo dopo il like il follower ha la possibilità digitale di esprimere anche una preferenza. Una possibilità questa, almeno al momento, non contemplata dalla legge e non presente in alcuna democrazia moderna.
Foto: wips.plug.it









